Il dojo Shochikubai è caratterizzato da una ampia presenza femminile.
Siamo un gruppo di donne molto coeso e questo ci aiuta a crescere insieme. Condividiamo spesso tra noi esperienze di vita quotidiana, di famiglia e riflessioni sulla nostra pratica. In occasione dell’ 8 marzo ci siamo interrogate su questo tema:
“In che modo ti è stata di aiuto quest’anno la pratica dell’Aikido come donna e come persona?”
Ed ecco le nostre risposte.
Giulia Mu Kyu:
“Il momento della pratica per me è gioia, perché imparo e condivido sempre qualcosa quando sono lì. È una dimensione nuova che sto esplorando da qualche mese ma sento che quello che facciamo sul tatami mi motiva a cercare di migliorare tutto quello che riguarda il mio equilibrio, sia fisico che mentale. Quando ci alleniamo sento gentilezza e tranquillità da parte dei miei compagni e compagne e anche questo mi ha aiutata molto ad aprirmi in questo periodo e riscoprire una nuova energia.
Da quando ho iniziato a praticare, il modo di relazionarmi alle cose che mi succedono sta cambiando e mi viene naturale provare ad applicare, anche al di fuori del dojo, i Principi di cui il maestro Paolo ci parla. L’Aikido mi ricorda che anche se intorno a me le condizioni non sono favorevoli, io sono in grado di rimanere centrata e posso generare energia.”
Chiara Mu Kyu:
“Ho iniziato a praticare Aikido ad ottobre e penso che mi abbia aiutato a essere più bilanciata nella vita privata e lavorativa e ad avere una prospettiva diversa di come recepire e gestire i conflitti.
Ogni allenamento è un’opportunità per imparare a lasciar andare la rigidità mentale e fisica e ad affrontare le difficoltà con fluidità e apertura. Ho capito che la pratica costante, la disciplina, ma anche l’accettazione dei miei limiti, sono tutte cose che mi arricchiscono non solo sul tatami, ma anche nella vita quotidiana.
In definitiva, l’Aikido mi ha insegnato che ogni movimento, anche il più piccolo, ha una sua potenza e un suo significato. È una pratica che mi permette di scoprire una versione più equilibrata e consapevole di me stessa.”
Ornella IV Kyu:
”Per me praticare Aikido è sinonimo di andare al dojo e vivere l’ambiente che, nel corso degli anni, si è creato e consolidato intorno al maestro Paolo tra senpai e kohai.
Il dojo e l’Aikido sono il luogo dove esiste un modo diverso di stare insieme: le regole hanno come scopo il rispetto, ci sono aiuto, impegno, collaborazione, entusiasmo e soddisfazione per i traguardi raggiunti sia insieme che singolarmente.
Al dojo maschile e femminile, alto e basso, interno ed esterno non sono in conflitto ma in una costante cooperazione che consente di superare il conflitto diventando “uno” con l’aggressore.
Al dojo il mondo è giusto e se è possibile lì, deve essere possibile anche fuori di li: esserne consapevole è un grande aiuto.”
Stefania III Kyu:
“In quest’ultimo anno di pratica, ho iniziato a percepire che le tecniche sono veicoli, ma la loro linfa vitale è costituita dai principi.
Ciò mi ha permesso di comprendere meglio quello che ripete spesso il mio sensei: per essere veramente liberi di esprimersi, è necessario costruire una struttura solida. Senza una base disciplinata, la libertà diventa caos; con la struttura, invece, il movimento diventa intenzione.
Questa riflessione ha iniziato a risuonare profondamente anche fuori dal tatami. Osservando ad esempio come la mia postura si sia trasformata durante la pratica, mi sono resa conto che, di pari passo, è cambiato anche il mio modo di approcciare le dinamiche della vita quotidiana. Non si tratta solo dello shi-sei in senso “fisico”, ma soprattutto dell’attitudine con cui ci poniamo verso le situazioni che la vita ci propone.”
Yoshino I Dan:
“In questi anni ho dedicato molto alla marzialità, qualcosa che sentivo mancasse dentro di me. Essendo una donna e una persona tendenzialmente pacifica, non sapevo davvero cosa significasse “essere marziale”. Ultimamente però ho percepito una forza diversa: non basata sulla durezza, ma su presenza, ascolto e gestione della situazione.
In Aikido, come nella vita quotidiana, non si tratta di “vincere” contro qualcuno o qualcosa, ma di trasformare positivamente ciò che accade. Con la pratica, piano piano, è nata in me una sensibilità che mi permette di percepire con più chiarezza ciò che sta succedendo in quel momento e di armonizzarlo con la mia energia: una marzialità silenziosa, fatta di lucidità e intensità.”
Flavia II Dan:
“Questo è stato un anno particolare per me da vari punti di vista, un anno che ha portato vari cambiamenti importanti. Nel preparare il mio Ni Dan e a seguire, mi sono focalizzata sull’importanza di unire alla precisione tecnica e alla scelta delle linee giuste, il fatto di riempire il gesto di “intenzione”. Ho sperimentato sempre più che non basta la precisione se poi il gesto è vuoto.
La riflessione e la pratica di questi temi mi è servita moltissimo in questo momento in cui spesso mi sono trovata davanti scelte non facili o decisioni importanti da prendere. Quando mi sono impegnata a scegliere una direzione e metterci dentro tutta l’energia possibile, mantenendo ferma l’intenzione, i passaggi sono stati più sereni, le mie parole più definite e i passaggi più naturali.”



