di Chiara Talarico
Musubi Dojo – Jiku ASD
Mi chiamo Chiara e pratico aikido da qualche mese. Per più di otto anni ho praticato un’altra disciplina: la danza contemporanea.
Non avevo mai approfondito il mondo delle arti marziali, ma tra tutte l’aikido mi sembrava quella che si avvicinava di più alla danza, e così ho deciso di sperimentare questo approccio al movimento per poterlo integrare.
Ciò che mi ha sempre fatto apprezzare la danza contemporanea, e da poco tempo anche l’aikido, è che il corpo è un luogo di incontro e non di scontro. Gestire i conflitti senza escalation, stare nello spazio con consapevolezza, ascoltare prima di reagire, fidarsi del proprio centro anche quando si è destabilizzati. Tutto questo, però, non è per niente semplice da mettere in pratica.
Quello che mi ha colpito fin da subito è quanto le due discipline parlino la stessa lingua, pur venendo da mondi apparentemente distanti. Entrambe lavorano sul flusso del movimento, sull’energia che non si blocca ma si trasforma. Nella danza contemporanea, il teorico del movimento Rudolf Laban lo chiamava flow. L’intuizione è la stessa: opporsi rigidamente alla forza significa perdere. Cedere, invece, non è debolezza, è intelligenza del corpo.
C’è un’altra idea che accomuna profondamente la danza contemporanea e l’aikido: togliere è importante quanto aggiungere. In entrambe le discipline, la qualità del movimento non si misura da quanto si fa, ma da quanto si è disposti a limare, a sottrarre, a lasciare andare. Nell’aikido ho ritrovato la stessa logica: una tecnica non funziona perché si forza, ma perché si toglie la resistenza, si riduce il gesto all’essenziale.
La relazione con l’altro è forse il punto in cui le due discipline si avvicinano di più. Nell’aikido i due ruoli uke e tori si influenzano continuamente: ascolto reciproco, centro di gravità condiviso, risposta all’intenzione dell’altro prima ancora che si manifesti. Praticare aiuta a comprendersi e a comprendere l’altro. Sono discipline che ci ricordano che il corpo non è uno strumento di potere, ma di relazione: relazioni fatte di donne e uomini che cercano un dialogo.
E poi c’è la caduta. Nell’aikido gli ukemi, le tecniche di caduta, non sono un incidente da evitare, ma una pratica da imparare con cura. Nella danza contemporanea il pavimento non è mai stato un luogo di fallimento: è uno spazio di lavoro, di ricerca, di appoggio.
Tutta questa conoscenza non passa per la testa. Si deposita nel corpo, nella ripetizione, nel tempo. Ed è per questo che continuare a praticare è necessario, perché ogni volta il corpo capisce e conserva qualcosa in più.



