Un sogno senza età

di Valeria Cianchettini
Jiku asd di Roma – Dojo Musubi

Quando a più di 40 anni ho deciso di iniziare a praticare un’arte marziale ho lasciato stupite parecchie persone; i miei genitori per primi, la persona sportiva in casa è sempre stata mia sorella, l’idea che cominciassi io, già “adulta”, a fare Aikido sembrava alquanto strampalata. Gli amici mi vedevano sicuramente poco interessata all’attività fisica e sportiva in genere, benché meno ad un’arte marziale. Gli unici a non essere perplessi né sorpresi erano marito e figli perché loro sapevano già da tempo che era un mio sogno nel cassetto ed erano felici, insieme a me, che io quel cassetto lo potessi finalmente aprire.

Oggi a 7 anni di distanza, se qualcuno viene a conoscenza della mia passione per l’Aikido le reazioni non cambiano. Infatti, “da te non me lo aspettavo proprio” è la frase che mi sento dire più spesso. “Non me lo aspettavo” perché l’immaginario collettivo prevede innanzitutto che a quasi 50 anni una donna possa praticare pilates o al massimo, se è proprio un tipo sportivo, zumba o qualcosa di simile. “Non me lo aspettavo” perché tutti pensano che le arti marziali siano sinonimo di forza bruta e quindi sicuramente poco adatte ad una donna. 

Mi piacerebbe tanto spiegare, e, quando è possibile, lo faccio, che invece l’Aikido è assolutamente l’arte marziale adatta alle donne. Il principio fondamentale del non utilizzo della forza è solo uno dei motivi che posso elencare, ma ce ne sono altri che non è così facile comunicare a chi non ha mai visto praticare sul tatami, a chi non ha chiaro che cosa significhi entrare in relazione con uke, a chi non sa immaginare che contatto non significa per forza attaccare o usare i muscoli.

Per lunghi periodi mi sono trovata a lezione in un gruppo di soli uomini, io unica “quota rosa”, ovviamente non mi sono arresa, anzi mi sono convinta sempre di più che ero nel posto giusto. Oggi, quando una donna si affaccia in palestra per la prima lezione, tento di comunicare, nel poco tempo che abbiamo a disposizione, che è bello mettersi in gioco provare ed appassionarsi all’Aikido, indipendentemente dall’età!


Entrare in un dojo

di Alessandra Cianchettini
Jiku asd di Roma – Dojo Musubi

Molti anni passati in palestra, da ginnasta prima, da insegnante poi. Gesti, elementi, schemi motori che momento dopo momento affinavano la percezione del mio corpo nello spazio. Anni trascorsi a trasmettere una passione fatta di tecnica, disciplina, fatica e pazienza a centinaia di ginnaste e ginnasti.

Poi sono entrata in un Dojo.

Apparentemente tutto è diverso qui. Atteggiamenti e posture, ritmo e intenzione, didattica e metodologie di apprendimento. Ogni giorno tecniche nuove, bellissime da guardare e impossibili da realizzare. Tutto è così diverso da arrivare a pensare che non sarà possibile abbracciare quel movimento. Poi, qualcosa inizia a prendere posto e invece di cercare di capire ho iniziato ad ascoltare.
È tutto ancora confuso e resterà così per un bel po’ di tempo ma non è questo il punto. La questione non è quanto l’Aikido sia diverso dalla ginnastica o quanto io riesca a capirlo. L’importante é essere lì per sentire il movimento, il peso, gli spostamenti e le leve. Non capirle ma sentirle fino ad arrivare, un giorno, a sperimentare quell’armonia che lega mirabilmente tori ed uke.