SONO UNA PIONIERA
Micheline Tisser si racconta
“Pratichiamo Aikido per fiorire come persone”
A cura di Mara Benoni
Professionista dell’Aikido. E soprattutto donna. Shihan Micheline Vaillant Tissier è stata una vera e propria pioniera dell’Aikido al femminile. Oggi, dopo diversi riconoscimenti in Francia e in Giappone, è una delle insegnanti di Aikido più affermate a livello globale. Ci spiega come intende l’insegnamento dell’Aikido e quali difficoltà ha affrontato durante la sua lunga carriera.
Pensa che l’Aikido sia un mezzo adeguato per disciplinare l’aggressività e aiutare il praticante a gestirla nel migliore dei modi?
“Sì certo. L’Aikido, come l’intero mondo del Budo, aiuta a canalizzare la propria energia e dunque la propria aggressività. Ovviamente tutto ciò non accade in un giorno, ma la pratica assidua dell’Aikido permette davvero di calmarsi e di mettere le proprie energie al servizio dell’altro, soprattutto per aiutarlo a progredire. L’Aikido è uno scambio: se non dai, non ricevi. Se capiamo questo, capiamo anche che l’aggressività è inutile. Un praticante che riesce a incanalare la sua aggressività progredirà, perché si renderà conto molto presto che la competizione è contro se stesso e il suo successo sarà proprio riuscire in una tecnica con qualcuno che non vuole cooperare, o con qualcuno aggressivo o ancora con una persona malintenzionata. A volte ci vogliono diversi anni, ma ancora una volta capiremo che alla fine l’aggressività è davvero inutile.”
Nell’insegnamento, secondo lei, è preferibile approcciarsi ai praticanti con una certa dolcezza e malleabilità sia la carta vincente per accedere al cuore degli allievi o se, al contrario, è meglio utilizzare assertività e distacco?
“Insegno ormai da moltissimo tempo e non ho ancora appreso il metodo d’insegnamento perfetto. Tuttavia, per natura tendo a stare vicino ai praticanti. Non sono inaccessibile. Anzi ,al contrario, amo quello che faccio e lo faccio con il cuore; voglio che tutti coloro che seguono il mio insegnamento se ne vadano con qualcosa, dai debuttanti ai graduati.”
C’è differenza tra debuttanti ed esperti e tra praticanti di giovane età (18-20 anni) ed adulti?
“Per me non c’è alcuna differenza tra giovani, adulti e più anziani, la pedagogia è la stessa. Infatti penso che la pedagogia sia la chiave dell’insegnamento: bisogna stare attenti a non commettere errori, come, ad esempio, correggere un insegnante davanti ai propri allievi: purtroppo è una cosa che non tutti gli insegnanti di alto livello fanno.”
Nonostante cresca la componente femminile tra i praticanti, la differenza tra uomini e donne è purtroppo ancora molto evidente. Ha un consiglio da dare alle praticanti che troppo spesso vedono sminuita la loro natura marziale?
“Per me non c’è mai stata alcuna differenza tra uomini e donne sul tatami. Ho iniziato la pratica dell’Aikido in Giappone, e nessun sensei mi ha mai mostrato alcuna differenza in quanto donna. Penso che ci siano cattivi insegnanti che approfittano della loro forza fisica per abusare delle donne o semplicemente per imporsi su di loro, quando non hanno ancora sufficiente conoscenza delle tecniche per replicare e rispondere adeguatamente. Questo mi è capitato da giovane, ma non ho lasciato che mi facessero male, dimostrando sempre che anche io potevo avere la meglio su di loro. Penso anche che il mio carattere sia stato un punto di forza: ero una combattente, cosa che non è da tutti. Ecco perché tutte le donne devono poter praticare qualunque sia il loro carattere e la loro caparbietà. Tornando quindi alla pedagogia, un buon insegnante non deve mai mostrare alcuna forma di superiorità sotto qualsiasi aspetto, perché, sul tatami, è ovviamente più facile fare del male a qualcuno quando si è più alti in grado.”
La sua carriera sul tatami ha mai subito critiche o svalutazioni da parte dei praticanti uomini?
“Quando ho diretto i miei primi stage, mi sono trovata spesso a confrontarmi con uomini piuttosto scettici, ma la mia reazione è sempre stata la stessa: mantenere la calma e far capire loro che se con il loro fisico avessero avuto la mia tecnica, sarebbero stati molto più efficaci. Molto spesso dunque non mi soffermavo su questo fatto e senza sorpresa quegli stessi uomini, a fine stage, venivano a cercarmi dicendomi di aver imparato molto. Ovviamente ora questa tipologia di persone non c’è più ai miei corsi. Insegno da 50 anni e penso che la prova di tutto siano i fatti. A ogni modo, non ho davvero alcun consiglio da dare alle donne, perché se hanno trovato l’insegnante “cattivo”, purtroppo non c’è molto da fare se non cambiare dojo. Ma questo non è solo un problema femminile, in quanto anche gli uomini possono avere lo stesso tipo di problema. Non andiamo certo in un dojo per venire maltrattati e per farci ferire. Ci andiamo invece per imparare, per condividere e per fiorire come persone, e tutto ciò deve svolgersi assolutamente senza dolore. La cosa peggiore per le donne è trovare un’insegnante macho, che inevitabilmente attirerà allievi come lui, della sua stessa natura, e ammetto che questo mi è capitato quando praticavo karate. Invece di arrendermi, mi sono avvicinata in particolare all’insegnante, spiegandogli che se gli uomini non volevano praticare con me, ciò era soltanto colpa sua.”
Cosa può aver portato a una diminuzione dei praticanti nell’Aikido negli ultimi anni? La percezione di tutti quanti è che i giovani siano attratti da sport da combattimento…
“Effettivamente l’Aikido non è di moda in questo momento storico e tutto ciò per vari fattori. Il Covid ha spinto le persone a rivolgersi ad altre attività, e ovviamente la moda attuale è per gli sport da combattimento come la Boxe, il Jujitsu, e anche il il Krav Maga. Discipline che promettono un risultato difensivo in tre mesi. Noi aikidoka sappiamo benissimo che è impossibile. L’Aikido, anche se è un po’ cambiato nel tempo, è visto come un’arte marziale dolce e gentile, e questa idea è purtroppo ancorata nella mente delle persone. Ma sono convinta che l’Aikido tornerà alla ribalta, avendo ancora davanti a sé un futuro luminoso.”
Che cosa le ha fatto decidere di intraprendere la professione di insegnante di arti marziali? Ha mai avuto ripensamenti?
“Per quanto riguarda l’insegnamento, ogni buon praticante che raggiunge il livello di 4° Dan desidera condividere le sue conoscenze anche al di là delle lezioni del suo insegnante. È quindi molto naturale che si dedichi all’insegnamento se gli si presenta l’occasione, sia nel dojo del suo insegnante, assistendolo, sia aprendo un proprio corso. Non ho fatto eccezione alla regola, ma questo non è stato premeditato, è naturalmente accaduto. Quando ho iniziato in Giappone, non avrei mai potuto pensare che ne avrei fatto una carriera. Gli inizi in Giappone sono stati molto duri e non tutto mi piaceva. Soltanto molto più tardi, quando ho raggiunto il livello di 4° Dan, l’insegnamento mi si è imposto come percorso professionale, ma se non fossi andata in Giappone non avrei mai incontrato l’Aikido. A 15 anni vivevo in provincia e non sapevo nemmeno cosa fosse: avevo visto soltanto i combattimenti di judo in Tv.”
Cosa in questi anni di insegnamento le è stato più volte riconosciuto e che crede le appartenga di più?
Sono una pioniera e sono contenta di aver aperto la porta alle donne. Non è stato facile, perché nell’Aikido, a differenza del Judo e del Karate, non ci sono competizioni né titoli mondiali. Il mio temperamento mi ha permesso di dimostrare che le donne sono eccellenti professioniste. Non solo sono riconosciuta, ma sono riconosciute tutte le donne. Se il Giappone mi ha chiesto per la terza volta di portare il mio insegnamento durante il congresso mondiale di Aikido, è perché ho saputo farmi un nome in Francia, ma anche nell’Aikikai. È stato il più grande riconoscimento che ho avuto, ed è arrivato dal Giappone.

Micheline Tissier a margine dello stage a Biella del 2025 con parte del consiglio direttivo (da sinistra Alessandro Meloni, Davide Zamboni, Micheline Tissier, Christian Andreotti
Chi è Micheline Vaillant Tissier?
Nata a Parigi negli anni ’60, è oggi 7° Dan Aikikai. Fa delle arti marziali la sua professione, scoprendo l’Aikido ancora giovanissima in Estremo Oriente. All’epoca in Giappone, per poter soggiornare per più di tre mesi, era d’obbligo frequentare corsi intellettuali riconosciuti, o – in alternativa – discipline marziali e sportive. Iniziò a praticare con Christian Tissier, allora uchi-deshi all’Hombu dojo. Ottiene il 1° Dan nel 1977 con Tamura Sensei. Ottenuto il 4° Dan, diventa insegnante professionista. Nel 2006 è la prima europea a ricevere il 6° Dan dal Doshu Moriteru Ueshiba. Dal 2012 rappresenta la Francia e tiene corsi al congresso della Federazione Internazionale di Aikido a Tokyo. Raggiunge il titolo di Shihan nel 2017 mentre due anni dopo consegue il 7° Dan. Vive nel sud della Francia, vicino al suo dojo a Puget sur Argent, e dirige stage in tutto il mondo.



