CHIERCHINI
L’Aikido oggi sembra star man mano finendo fuori moda. Dojo poco frequentati dai giovani, livello fisico-sportivo in netto calo, tecnica qua e là traballante. Cosa sta succedendo? Perché sta succedendo? E soprattutto: esiste un modo per uscirne?

DELLISANTI
Che sia fuori moda è indubbio. Una parte di responsabilità dobbiamo assumercela come movimento nazionale (anche se la crisi è mondiale). Il problema principale, a mio parere, è che siamo invischiati nell’ideologia delle crociate. Una disciplina dal sapore e genesi politeista viene vissuta in occidente come indispensabilmente monoteista. Dunque, invece di parlare di differenze che all’Hombu Dojo sono palesate ad ogni ora del giorno, si preferisce, appunto, la guerra di religione. Non mi dilungo… non è necessario.
Poi come detto precedentemente siamo fuori dalla evoluzione storica della società. Tutti (sarà vero?) cercano l’efficacia per difendersi in una società sporca e cattiva. Noi abbiamo un prodotto (mi si perdoni la blasfemia) che si vergogna di avere dei valori che ho definito anticiclici! I giovani o li intercetti nella scuola o se arrivano all’Aikido a trent’anni hanno una condizione fisica che modifica la pratica. Per intercettare giovani nel mondo della scuola servono professionisti… altra blasfemia. Il livello fisico-sportivo è conseguenza dell’innalzarsi dell’età media. La disciplina si modifica con il modificarsi dello stato di salute dei suoi praticanti.

Non sono certo che si possa parlare della tecnica come “traballante”… credo piuttosto che i numeri dei praticanti di qualità medio alta siano costanti da sempre… Quando si dice che l’Aikido non è per tutti si dice, a mio vedere, una cosa giusta e una cosa sbagliata. La cosa giusta e che esisterà sempre una élite di praticanti che per impegno e risultati personali si distinguerà. La cosa sbagliata è che non è sufficiente abbassare i numeri per avere più qualità. A parte l’aleatorietà del termine qualità, è solo allargando il bacino di possibili utenti che verranno intercettati pretendenti all’élite.

Come se ne esce? Beh intanto bisognerebbe cominciare a fare lobbying e smetterla di coltivare un sogno monoteista dove ci sono più nemici che amici. Chi osserva dall’esterno la nostra disciplina vede video dove tutti fanno la stessa cosa (perché bisogna essere consapevoli che è così che viene percepita) e poi discussioni dove la pretesa di armonia si frantuma in diatribe senza limiti e che possono arrivare all’insulto gratuito.

Poi bisognerebbe smettere di pensare che il bacino dei possibili praticanti sia quello dell’esistente e che, dunque, si tratta di “catturare” i praticanti dei “cattivi insegnanti” illuminando, i poveri tapini, sulla strada di Damasco dell’unico, vero, Aikido.

Ritengo, piuttosto, che Il bacino dei possibili praticanti del futuro più o meno prossimo è formato da persone che sono oggi ben lontane dall’immaginare che esiste una attività che potrebbe essere loro congeniale per valori, proposte, profondità e sacrifici richiesti. Possono essere giovani che rifiutano i valori del competere a tutti i costi, genitori che desiderano un linguaggio nuovo per confrontarsi con i propri figli, adulti che credono esistano modi differenti per contribuire positivamente nella società.

Tantissime le donne che anche a livello fisico vedano prevalere competenze e capacità piuttosto che la forza… insomma, tanto lavoro. Se si preferisce galleggiare si finisce per annegare. Per questo motivo servirebbe una mentalità che crei attenzione verso gli aspetti più profondi della disciplina.

Ma scommetto che alcuni penseranno che questa è filosofia di serie b e che di chiacchere ce ne sono già fin troppe…. Li aspetto sul tatami, c’è sufficiente spazio per cadere.